Agricoltura sostenibile

Agricoltura Sostenibile

La scoperta delle mele bellunesi ha dato un forte incentivo all’iniziativa che ora non si occupa più solo di orti, fagioli, mais e patate. Ci siamo attivati perché ci ha colpito la grande quantità di meli, per lo più di varietà tipiche locali, in stato di abbandono con i frutti che cadono a terra senza che nessuno li raccolga. Loro, i meli, ce la mettono tutta per produrre frutti le cui caratteristiche sono state selezionate da generazioni di donne e uomini della montagna che avevano bisogno di un’enorme varietà di mele: da seccare, da cuocere, da usare per i dolci, da conservare fino alla prossima stagione, da vendere alle fiere, da mangiare il prima o il più tardi possibile, ma una quantità incredibile di questo lavoro secolare, va a finire per terra a beneficio di una fauna multiforme che sentitamente ringrazia, ma che certo non sa apprezzare certe finezze.

Questo stato di abbandono è dovuto alla scarsa convenienza economica nel proseguire la coltivazione, limitata a poche piante per famiglia e, spesso, alla mancanza della stessa famiglia a seguito dell’allontanamento dalle zone rurali, specialmente da parte dei più giovani. Situazione irreversibile nei tempi brevi, salvo mutamenti radicali.

Così abbiamo lanciato una campagna tra amici e conoscenti, il titolo potrebbe essere:”Dacci in affido il tuo melo”: noi ce ne occupiamo e poi ci dividiamo il prodotto. Abbiamo avuto un grande donatore: un signore che a Cesiomaggiore ci ha messo a disposizione 40 piante di melo costituenti una selezione varietale di mele locali. Ora purtroppo quel signore non c’è più, e già allora non riusciva a curare le piante ed a raccogliere le mele, e, da qualche anno, il frutteto era in abbandono. Le ha affidate a noi e, con l’aiuto di personale esperto, abbiamo ripulito la terra dai rovi che erano cresciuti e potato le piante, dopo avere raccolto le mele. A novembre, quando ci è stato affidato il frutteto, erano ancora presenti in prevalenze frutti di Granny Smith, e di Mele della Rosetta bellunesi. Questo è il motivo per cui queste due varietà costituiscono la base delle nostre confetture e dei nostri succhi e, dati i risultati, lo saranno anche per i prossimi anni.

L’anno scorso, (2017) la campagna è partita tardi, e così abbiamo potuto adottare solo un centinaio di piante, di cui meno della metà avevano ancora una quota significativa di frutti, ma siamo comunque riusciti ad ottenere la scorta invernale per 50 persone e a trasformare l’eccedenza in succo e confettura. Durante questo inverno abbiamo salvato dall’abbandono e dai rovi altre 200 piante ed ora siamo in grado di creare una linea di prodotto che si chiamerà “Granny & Rosetta”, dai nomi delle principali componenti del nostro mix del primo anno.